17 aprile 2015

Trasportatevi in modo alternativo

Siamo frenetici, sempre in movimento e perennemente in ritardo. Se poi ci si mettono di mezzo anche il traffico e i problemi con il parcheggio passa la voglia di spostarsi con la propria auto. Certo esistono i mezzi pubblici ma non sempre coprono comodamente il nostro tragitto, e poi bisogna sempre tenere conto della dilatazione dei tempi. 
Per questo quando spuntano app e nuovi servizi che si propongono di facilitare i nostri spostamenti è facile che abbiano subito successo. 

E' il caso del famosissimo Uber, il servizio che fornisce trasporto automobilistico privato attraverso un'app che mette in collegamento diretto passeggeri e autisti. Nato nel 2009 a San Francisco ha subito una notevole espansione in tutto il mondo e parallelamente un forte coro di polemiche.


Esistono poi molti altri sistemi di condivisione auto. A partire dai car sharing cittadini, come non citare quindi Ioguido
E' fresca la novità dell'arrivo a Torino di Car2go, già presente a Roma, Firenze, Milano e in altre 12 città in tutta Europa, che a differenza di altri car sharing non ha stazioni fisse e l'auto può essere prelevata e lasciata ovunque. I costi non sono elevati e si propongono con innovative formule di convenienza che ricordano i piani tariffari dei cellulari. Il tutto fruibile, in seguito a un'iscrizione, con un'app
Analogamente sbarca, sempre a Torino come novità, Enjoy di Eni, che offre la possibilità di prenotare delle Fiat 500.

Dopo il taxi privato di Uber e il car sharing come non parlare del car pooling
E quale nome più famoso se non BlaBlaCar
Anche qui la lista di chi si propone per questo servizio sarebbe lunga, tenendo anche conto dei molteplici car pooling aziendali o scolastici. In ogni caso la condivisione ha molteplici vantaggi, economici ma anche ambientali, e per questo ci piace sottolinearne i pregi.

Stando ai dati del 2013 Torino risulta una delle città italiane più attive nel campo del ride sharing, al terzo posto nella classifica delle città che contano più offerte/richieste di passaggio. Il Piemonte in generale, invece, ha il pregio di essere una regione particolarmente attenta alle novità del web: con alti numeri di utenti iscritti a community di condivisione auto

Il fatto che siano nate iniziative come Uber e BlaBlaCar ha il merito di offrire la possibilità di recensire i fornitori per agevolare gli utenti ed evitare situazioni spiacevoli con viaggi al buio. Ricordiamo però che anche i fruitori possono essere recensiti, in una continua rete di commenti che può favorire, è vero, ma a volte anche rendere il tutto più ingarbugliato.

Monica

15 aprile 2015

Mecspe 2015: umanoidi e arti bionici

Sabato 28 marzo alle Fiere di Parma si è tenuta la 14esima edizione del Mecspe, la fiera internazionale delle tecnologie per l'innovazione. 
In tutta la fiera sicuramente ha avuto maggior rilievo la "Piazza della Robotica & degli Umanoidi".


Così è stato possibile interagire con Nao, un umanoide presentato dall’ Università degli Studi di Padova che è in grado di ballare, di rialzarsi in caso di caduta, di capire qualsiasi cosa gli viene detto e rispondere con la sua voce.

Idem con Orobot, un robot autonomo sviluppato per assistere gli anziani in casa, è capace di identificare le persone, segnalare qualsiasi evento si verifichi all’interno delle mura domestiche, rilevare intrusioni ed effettuare chiamate in videoconferenza. 

La robotica presente a Mecspe ha dimostrato anche innovazioni nel mondo della riabilitazione e del miglioramento della deambulazione per le persone con mobilità e indipendenza ridotta. In particolare, l’Istituto di Biorobotica della scuola di Sant’ Anna ha presentato due progetti di robotica "indossabile": l' Hande Xos, un esoscheletro di mano per il recupero della funzionalità post trauma e assistenza funzionale alla presa degli oggetti. Si tratta di un prototipo robotico indossabile attorno alla mano del paziente che ancora possiede l’arto, ma che non riesce più a utilizzarlo a causa di danni neurologici; la "mano bionica" è stata sviluppata relativamente al progetto di ricerca Way (Wearable interfaces for hand function recovery).
L'altro progetto è Cyberlegs, una protesi robotizzata che grazie ad una specie di servomotore, asseconda il movimento delle gambe permettendo di camminare, salire le scale e alzarsi con il minimo sforzo fisico, ideale per anziani o per chi ha subito un'amputazione a seguito di un trauma.

In Italia la signora Lea Mina Ralli, già dal 2014, ha in casa “Mister Robin”, un robot che assiste la signora in casa sua e la tiene in contatto con familiari o medici. Non solo: la signora Lea ha a disposizione anche dispositivi indossabili e sensori collocati in tutta la casa di modo da tenere sempre sott’ occhio la sua salute e le sue attività quali cucinare, dormire o guardare la televisione e monitorare pressione sanguigna e glicemia. Il nome ufficiale del robot è "GiraffPlus" e nasce da un progetto, finanziato dalla Commissione Ue, coordinato dall’Università di Orebro, in Svezia e con la collaborazione dell’Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione (Isti-Cnr) e dell’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione (Istc-Cnr). L’azienda che lo produce è la "Giraff Technologies" e prevede di metterlo in commercio per la fine del 2015 con un costo iniziale di circa 2.000 euro o un affitto mensile di circa 200 euro. 
  
Presto sarà possibile giocare a calcio o a basket e ballare con agili umanoidi che potranno anche assistere disabili e anziani, proveranno emozioni e garantiranno loro la massima protezione. 
Potremmo avere a disposizione robot comandati a distanza, in grado di lavorare in ambienti ostili senza far correre rischi all’ uomo e indossare arti bionici per permettere una vita normale anche a chi ha una mobilità ridotta.
Ancora una volta la tecnologia dimostra che, se utilizzata con coscienza, può essere davvero utile in qualsiasi ambito della vita quotidiana.

13 aprile 2015

Dal Politecnico di Torino una zattera che crea energia pulita dal mare!

Il mondo cambia e noi cerchiamo di cambiare con lui.... così uno spin off di giovani ricercatori del Politecnico di Torino ha creato il progetto Iswec (Inertial Sea Wave Energy Converter), una "zattera" galleggiante che è in grado di catturare l'acqua e di trasformarla in energia pulita.

Con il progetto il team si é appena aggiudicato il prestigioso riconoscimento NI Engineering Impact Awards 2015 per la migliore ed innovativa applicazione tecnica nei più svariati settori industriali.

Iswec è lunga 15 metri, larga 8 e alta 5, galleggia rimanendo ancorata sul fondale come una qualsiasi imbarcazione, al suo interno racchiude una sorta di trottola, che di fatto è un giroscopio il quale viene fatto ruotare su se stesso da un motorino elettrico. La struttura viene fatta oscillare dal rollio delle onde così il movimento si converte in energia, che viene trasportata a sua volta alla prima cabina elettrica sulla costa attraverso un cavo deposto sul fondale.


«Questo sistema è capace di adattarsi automaticamente alle condizioni del mare grazie ad un cervello elettronico, basato su tecnologia National Instruments, che in tempo reale varia la rigidità delle  componenti per rispondere all'altezza delle onde», spiega Paolo Gherra, uno dei responsabili del progetto. Lavorando sulla frequenza e sulla pendenza del fianco dell’onda, Iswec è capace di estrarre un elevato quantitativo di energia anche da onde poco potenti tipiche di mari chiusi come il Mediterraneo. 

La sua unicità sta proprio nel fatto che attraverso la sua sintonizzazione sulla frequenza di massima produttività con la frequenza dell’onda incidente, si ottiene  un incremento della produttività complessiva.

A suo favore poi ci sono molte variabili:
• Non presenta parti mobili immerse in acqua
• Non presenta quantitativi significativi di sostanze inquinanti a bordo
• È facilmente ispezionabile e accessibile per manutenzioni
• Il dispositivo presenta un maggiore campo di funzionamento grazie alla regolazione della velocità
del volano che è una delle potenziali chiavi di successo del sistema ISWEC perché il giroscopio azionato può essere parzializzato e non fermato grazie al controllo attivo del sistema.

Il team di progetto punta a installare il primo prototipo al largo di Pantelleria già nel mese di aprile.

Insomma un sistema studiato nei minimi particolari!
Con questo tipo di scoperta si potrebbe aiutare il mondo ad essere più "green"!

Mirella G.

10 aprile 2015

La nuova "Apple City"? In Giappone!

Entro marzo 2017 Apple costruirà il suo centro di ricerca e sviluppo a Yokohama, nel quartiere Tsunashima su una area di una vecchia fabbrica della Panasonic che ha chiuso nel 2011.
La presenza di Apple intende riqualificare la città anche attraverso le nuove attività e industrie nella speranza che la compagnia possa collaborare anche con le piccole imprese e le università. 
La notizia che Cupertino avrebbe costruito un nuovo sito in Giappone è emersa a dicembre, direttamente dal premier Shinzo Abe, nel pieno della campagna elettorale.

Dopo la "Facebook City" di Zuckerberg, quindi, ecco la risposta della Apple: la smart-city a basso impatto ambientale che comprenderà alloggi e aree commerciali con negozi residenziali e al dettaglio. L'impianto di Yokohama dovrebbe ospitare diverse centinaia di dipendenti.


Apple ha dimostrato una grande passione per l'architettura per la costruzione dei suoi edifici: basta pensare al Apple Store "cubo" nella famosa 5th Avenue, il design sorprendente del nuovo Campus 2 o la versione futuristica del cilindro di vetro del Pudong Apple Store di Shanghai, in Cina. Questo nuovo progetto non sarà da meno: consta di un edificio di quattro piani con pareti di vetro ed esterno ondulato che rievoca le onde, visto che la sua posizione è di fronte all'oceano di Yokohama, una delle principali città portuali del Giappone.

La società ha chiarito di voler costruire la struttura a basso impatto ambientale (con risparmi del 40% sui consumi elettrici) su un'area di 12.500 metri quadrati in un sito di 40.000 metri quadrati complessivi con 1.200 alberi e un tetto paesaggistico che utilizzerà acqua riciclata per la sua irrigazione, come già accade presso il nuovo edificio Campus 2 di Cupertino. 

Apple possiede molte altre strutture di R&S in Israele e in Florida, di ricerca e ingegneria del software a Seattle e dispone di altre strutture in Inghilterra e a Boston.
In questo nuovo centro, Apple svilupperà tecnologie di produzione per componenti non solo per prodotti come l'iPhone, ma anche per quelli per la cura della salute e per il nuovo settore automotive.
(vedi articolo del nostro blog).

Apple intende assumere i migliori ingegneri e usufruire delle strutture presenti per espandere le sue vendite in Giappone, una importante fonte industriale. Per i giapponesi questo significa più opportunità di collaborazione con Apple e grande crescita produttiva e di sviluppo.




8 aprile 2015

AMBLIOPIA: un videogame per curarla.

L'ambliopia è un'alterazione della visione dello spazio che si manifesta già durante i primi anni di vita, conosciuta comunemente come "occhio pigro". In sostanza un occhio è più "forte" dell'altro a causa di un errore di rifrazione disuguale. Colpisce il 3% dei bambini in tutto il mondo e, se non trattata in modo adeguato, è una delle principali cause di cecità negli adulti.
Ubisoft e Amblyotech Inc. hanno annunciato la loro collaborazione su un nuovo gioco chiamato Dig Rush, progettato per aiutare con il trattamento di questo problema visivo. 
Dig Rush è un modo divertente per convincere i giovani pazienti a sottoporsi alla terapia.


Joseph Koziak, CEO di Amblyotech, ha dichiarato che mentre gli attuali trattamenti, come il bendaggio dell'occhio, forniscono un sollievo limitato e hanno scarsi risultati nel paziente anche a causa del disagio che questo comporta, la terapia elettronica che Amblyotech ha brevettato è stata testata clinicamente e si è potuto constatare che aumenta significativamente l'acuità visiva dei bambini e negli adulti che soffrono di questa condizione senza l'uso di una benda. In accordo con Ubisoft, sarà inoltre in grado di fornire ai medici un quadro completo e preciso dei risultati del trattamento in modo da aiutarli a monitorare i progressi del paziente durante la terapia.


Lo sviluppo di Dig Rush è stata una grande opportunità per queste due aziende di contribuire con le loro competenze nello sviluppo di un videogame in grado di aiutare a materializzare un trattamento medico innovativo. 
Il team della Ubisoft di Montreal è stata in grado di creare una esperienza più coinvolgente e divertente per i pazienti in trattamento per ambliopia ed è un grande passo avanti nell'impatto della tecnologia videogame in ambito medico.

Si utilizzano occhiali 3D e un tablet forniti dal medico; invece di allenare solo l'occhio pigro, il nuovo videogioco sfrutta entrambi gli occhi di modo che si abbia la possibilità di "insegnare" al cervello del paziente a migliorare l'acutezza visiva, utilizzando livelli di contrasto di rosso e blu per i diversi oggetti del gioco, che possono essere percepiti appunto, tramite l'uso di occhiali stereoscopici.

Il medico può regolare le impostazioni del gioco al fine di personalizzare l'esperienza per ogni paziente. Così ogni persona che utilizza questo metodo avrà un livello personalizzato per contrastare la debolezza del suo occhio pigro.

Gli studi sulla terapia hanno già dimostrato un significativo miglioramento della funzione visiva sia nei bambini che negli adulti. 
Amblyotech Inc. si sta muovendo per ottenere l'approvazione a commercializzare questa terapia negli Stati Uniti; una volta ottenute tutte le autorizzazioni, il trattamento sarà reso disponibile in tutto il mondo.
Insomma, cosa c'è di meglio di un metodo divertente per curare le persone, soprattutto i bambini, e con un mezzo che tanto li appassiona?


Priscilla D.

Credits: Greenme.it

6 aprile 2015

Con Deathswitch arrivano le email postume

Pensavamo che ormai la tecnologia e le sue invenzioni non potessero più stupirci, abituati come siamo a scovare quotidianamente sempre nuove app, per tutti i gusti e bisogni. Ma non avevamo ancora fatto i conti con Deathswitch.

Questo pratico sebbene inquietante sistema si propone di inviare email dopo il nostro trapasso. Vi starete chiedendo: a chi? e Perchè?
Bene, i destinatari sono scelti direttamente dall'utente, da un minimo di uno, offerto nella versione base gratis, a un massimo di 10, sottoscrivendo la versione premium. L'intento è quello di permettere a chiunque di comunicare informazioni importanti che altrimenti andrebbero perse. Si pensi ad esempio a tutte le password che gravitano nella nostra vita. Banche, cellulari, account vari. Tra tutte queste possibilità potrebbe esserci qualcosa di importante da tramandare o da rendere noto perchè sia fruibile da altri.

Oppure, si potrebbe analizzare il servizio offerto da Deathswitch assimilandolo blandamente a una volontà testamentaria, senza scomode pratiche, notai ma anche, ricordiamolo, senza alcuna validità giuridica.

Inoltre un messaggio postumo potrebbe essere anche il solo modo con cui una persona potrebbe sentirsi sicura nel rivelare i propri segreti.
Non più lettere scovate in fondo ai cassetti ma email direttamente ricevute nella casella di posta. Email che saranno inviate automaticamente se il sistema non riceverà una conferma ai ripetuti messaggi inviati come controllo.

Verrebbe da dire, attenzione massima alla posta ricevuta! Il rischio è di essere dati per morti.
Deathswitch potrebbe essere un utile servizio per sbrigare qualche piccolo inconveniente ma non è da sottovalutare l'idea che promuove, cosa succederebbe se questi servizi postumi si allargassero a macchia d'olio?

credits: http://deathswitch.com/

3 aprile 2015

Un giro in bici in Game of Thrones?

Primavera! Tempo di scampagnate, ma soprattutto tempo di risalire in sella sulle nostre bici. Maltempo permettendo ovviamente, e memori delle ultime primavere ed estati tutt'altro che soleggiate perchè doverci rinunciare? 
Già, ma se si vuole solo fare allenamento c'è la cyclette, direte voi. E perchè ancorarsi a una finta bici ed essere costretti a fissare lo stesso muro per tutta la durata della pedalata? risponderemo noi. 
Un modo più divertente c'è. 


Si chiama Widerun e si tratta di una realtà virtuale pensata per interagire con i movimenti della bici
La start-up tutta italiana ha proposto l'idea e sta cercando finanziamenti sulla piattaforma di crowfunding Kickstarter, dove propone foto e video delle sperimentazioni effettuate con i prototipi. 

Il funzionamento è semplice. Basta agganciare la propria bici a una struttura che registra la velocità di rotazione della ruota posteriore e lascia libertà di movimento a quella anteriore. Questo meccanismo interagisce poi con il software che elabora i dati sulla velocità e riadatta la resistenza della ruota in base alle condizioni del terreno nella realtà virtuale. Realtà che viene vissuta dall'utente grazie a un apposito visore (al momento Widerun è adattabile ad Oculus Rift e Samsung Gear VR) che propone ambientazioni reali e fantastiche. 

Si potrà ad esempio pedalare nei dintorni della grande muraglia cinese o scorrazzare in una città cartoon o fra i boschi e le lande di Game of Thrones e del Signore degli anelli, o ancora, in una giungla, a San Francisco o in una miniera. 
Il punto forte è che il software sarà in grado di adattare i nostri movimenti e l'intensità delle pedalate in base alla struttura del terreno virtuale, modulando anche la fatica necessaria per salite o discese, e adattando il tutto allo scorrimento delle immagini. 

Per un realismo davvero convincente e un'immersione da cui non vorremmo più uscire. Un buon modo per rendere più piacevole e spensierato l'allenamento. 

Credits: https://www.kickstarter.com/projects/1113967159/widerun-the-first-full-immersive-vr-biking-experie

Monica

1 aprile 2015

La "vita da cani" secondo Samsung.

Si tratta di un progetto commissionato per celebrare la sponsorizzazione di Samsung Crufts 2015, la più grande mostra canina del mondo, e sarà in mostra durante l'evento dal 5 marzo al NEC di Birmingham.
Il prototipo è composto da due aree, uno per il riposo e il relax e l'altro per i pasti. C'è anche una zona di svago esterno per qualche esercizio.
Samsung ha intervistato 1500 persone che possiedono un cane: il 64% degli intervistati concordano nel considerare positivo per i loro animali domestici l'uso della tecnologia, altri considerano utile il tapis roulant per la salute e la forma fisica del loro cane, altri ancora sono convinti che possa essere utile un televisore o tablet.
Questo cuccia da sogno è stata progettata da un team di 12 architetti e costruttori nel tempo di sei settimane. Il costo incredibile è di $20.000.
Una cuccia futuristica e di lusso con una parete di intrattenimento, dispenser per lo spuntino, sistema Tannoy e vasca con acqua calda.
La zona notte della Doghouse è imbottita con lussuosi cuscini a forma di osso, una parete con Samsung Galaxy Tab S che permette ai cani di guardare la TV dal loro letto e ai proprietari di contattarli tramite un collegamento video interattivo oltre a richiamare l'attenzione del loro padrone con un "push to Woof", un pulsante di chiamata.

Possono guardare fuori in un giardino attraverso un' ampia finestra in policarbonato, c'è un secondo accesso da un lucernario per i "tipi più atletici" e un dispenser per lo spuntino.
All'esterno, c'è un tapis roulant per mantenersi in forma e una vasca da bagno per una risistematina dopo una passeggiata.
Insomma un vero e proprio Hotel a 5 stelle!
Andy Griffiths, Presidente della Samsung Electronics di Regno Unito e Irlanda, ha spiegato che con il progetto Doghouse, ha voluto riflettere la tendenza sempre più comune di utilizzare la tecnologia: ci sono padroni che hanno creato i profili dei loro cani sui social media, altri che utilizzano le videochiamate per controllare il loro animale domestico mentre sono a lavoro. 
La tecnologia è diventata rapidamente parte integrante della vita di tutti i giorni.


La tendenza generale, effettivamente, è quella di considerare i nostri animali domestici come veri e propri membri della famiglia e, visti i dati esaminati, fornire loro tutta la tecnologia possibile è un modo per dimostrare quanto li amiamo.

La realtà, da cui forse la tecnologia ci allontana ogni giorno un po' di più, è che gli animali sono esseri meravigliosi nella loro semplicità: una passeggiata al parco, una coccola sul divano e un giocattolo di gomma forse sono mezzi più che sufficienti (e economici) per dimostrare il nostro affetto. Il tempo è la prova d' amore più grande.

30 marzo 2015

A Torino i Google Glass in sala operatoria!

Dopo quasi un anno dall'uscita sul mercato americano, i Google Glass, gli occhiali a realtà aumentata, sono stati impiegati per la prima volta in un intervento di cardiochirurgia all' ospedale “Le Molinette” di Torino dal professor Mauro Rinaldi in un intervento di sostituzione della valvola aortica su un paziente di 70 anni.
I Google Glass sono costruiti con una montatura caratterizzata da un telaio resistente e da naselli regolabili, così da adattarsi a ogni tipo di viso. Il display è montato su una lente dove i contenuti vengono visualizzati ad alta definizione come se ci si trovasse di fronte a uno schermo da 25 pollici a una distanza di un paio di metri.
Secondo molti degli sviluppatori che hanno testato questi incredibili occhiali, i Google Glass sono talmente innovativi che non se ne potrà più fare a meno. Oltre al touchpad inserito sul lato destro, molte funzionalità sono a comandi vocali e solo usando la propria voce chi li indossa potrà effettuare ricerche su Google e visitare i siti Web desiderati, leggere le notizie online.
Il paziente sottoposto a questo intervento era affetto da stenosi aortica ed è stato sottoposto alla sostituzione della valvola con una protesi di nuova generazione mediante un' incisione di 5-6 cm senza aprire lo sterno. In questo modo l'intervento è meno invasivo riducendo drasticamente i tempi di degenza del paziente.
Fino ad ora, in ambito medico, le applicazioni sono state prevalentemente didattiche: il chirurgo può gestire il dispositivo con i semplici comandi vocali e quindi divulgare e condividere le nuove tecniche in tempo reale, non solo con i collaboratori presenti nella propria sala operatoria, ma anche con addetti ai lavori tramite 'hangout', la messaggistica istantanea di Google.
È possibile consultare i dati clinici del paziente nel momento stesso in cui si sta eseguendo un trattamento su di esso.
Nel futuro molte applicazioni potranno essere perfezionate per rendere ancora più semplificato il lavoro del cardiochirurgo.
Bisogna però sottolineare che il primo intervento con questo dispositivo è stato fatto negli Stati Uniti nel giugno 2013, per una chirurgia allo stomaco. Ma sono già arrivate nelle sale operatorie italiane ad aprile 2014 all'Istituto Clinico Humanitas di Rozzano che li ha usati nel reparto di cardiologia ed a novembre 2014 a Firenze usato per fare un prelievo di fegato.
Ovviamente questo è il modo più "etico" di usare questi occhiali, ma Google ha valutato la possibilità di un uso scorretto che possa violare la privacy delle persone, visto che alcune app usano il riconoscimento facciale, è possibile registrare video e scattare fotografie. Così ha stilato una netiquette per avitare l'uso improprio dei Google Glass. Per "uso improprio" si intende anche l'uso durante la guida e in generale tutte quelle situazioni in cui è necessario usare il buonsenso per non mettere a rischio la propria vita e quella altrui.

27 marzo 2015

Facebook contro i suicidi

Facebook, vetrina delle emozioni. 
La nostra vita scorre pubblicamente sugli schermi di pc, smartphone, tablet altrui, a volte attirando attenzione con post divertenti o interessanti, altre volte passando del tutto inosservata. 
Non è un caso poi che chi è portato a compiere un gesto estremo come il suicidio tenti anche la strada del post pubblico, forse come ultimo barlume di speranza per richiedere aiuto. 

Proprio per arginare queste tendenze, sempre più numerose, Facebook ha progettato una nuova procedura di intervento. Esisteva già, infatti, un metodo di segnalazione dei post ritenuti pericolosi; ora sarà possibile segnalare direttamente quelli problematici e un gruppo di supporto prenderà in carico la segnalazione analizzandone la pericolosità.

In seguito l'utente sarà contattato privatamente e informato che su preoccupazione di un amico è considerato un soggetto a rischio, e gli verrà offerta la possibilità di ricevere supporto, da professionisti o semplicemente da amici, oppure di ricevere consigli su come affrontare la situazione. 


L'equipe di supporto sarà attiva 24 ore al giorno e 7 giorni su 7, analogamente al telefono amico.


Il servizio di Facebook per ora è attivo solo negli Stati Uniti, dove la percentuale di suicidi tocca alti livelli, ma è in programma di essere diffuso, dopo pochi mesi, in tutto il mondo. 
Facebook precisa, in ogni caso, che il suo strumento è solo integrativo e di non volersi sostituire agli specialisti, che è sempre bene che vengano contattati. 

L'attenzione del social network insomma diventa sempre più sociale, interessandosi anche agli stati problematici dei suoi utenti e proponendosi come mezzo di aiuto.

Una buona iniziativa che si spera venga sfruttata come si deve.


Monica